TUTELARE LEGALITA', TRASPARENZA E IMPARZIALITA' E' DOVERE DI UN SINDACATO

Basta clientelismo e familismo amorale

Potenza -

L’ultimo tavolo della delegazione trattante è stato convocato l’undici gennaio 2016, per l’approvazione del riparto del fondo, delle progressioni economiche, della produttività e dell’indennità di risultato 2015.

Durante la riunione, alla presenza delle RSU e dei rappresentanti territoriali CISL, CGIL e UIL, si è dibattuto riguardo la distribuzione del fondo 2015, al cospetto di tabelle e prospetti consegnati dall’Ufficio Risorse Umane durante l’incontro, come ormai di consuetudine, senza un adeguato anticipo.

Riteniamo in tal senso inaccettabile che si discuta dei criteri di ripartizione del fondo 2015 solo nel mese di gennaio 2016, cioè portando in delegazione a consuntivo una proposta che dovrebbe essere presentata all’inizio di ogni anno, e abbiamo ritenuto di non sottoscrivere l’ipotesi di CCDI, nella quale, tra l’altro si fa strada il principio, alquanto rischioso, di procedere alle progressioni orizzontali tagliando, pur temporaneamente, la produttività 2015 dei dipendenti : invece che mettere a disposizione risorse adeguate sul fondo annuale, magari eliminando “spese e strutture superflue”,  si fa pagare ai lavoratori stessi un’eventuale progressione.

Queste modalità di gestione della delegazione trattante, tendono a relegare la RSU a un organismo fantoccio, da utilizzare per ratificare pacchetti già confezionati in altri tavoli, lasciando tuttalpiù la facoltà di modificare qualche percentuale o qualche importo, senza intaccare i contenuti sostanziali di quanto già definito.

            Una delegazione trattante che si rispetti ha il diritto e il dovere di entrare nel merito non solo delle somme stanziate, ma anche dei criteri e delle scelte, altrimenti non ha motivo di esistere. Così come la RSU e le rappresentanze sindacali hanno, prioritariamente, il dovere di tutelare legalità, trasparenza e imparzialità della pubblica amministrazione nelle valutazioni e nelle assegnazioni di incarichi: da quelli dirigenziali, alla AP, PO, etc.

            Durante il tavolo, perciò, abbiamo ribadito la nostra denuncia di illegittimità della Disciplina delle Posizioni Organizzative, approvata con Delibera di Giunta n. 1662 del 22 dicembre 2015 (un pacco di natale), nella quale vengono assegnati ben 45 punti su 100 alla valutazione discrezionale dei Dirigenti Generali, contravvenendo palesemente sia a quanto disposto dal D. Lgs. 150/2009, che agli artt. 11 e 25 - dove si afferma l’obbligo di utilizzare parametri e criteri di valutazione oggettivi, trasparenti e misurabili - sia l’art. 117, 2° comma, lettera m) , della Costituzione, secondo il quale il principio di imparzialità costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche.

                Siamo convinti che tale dovere di tutela della legalità, della trasparenza e dell’imparzialità della pubblica amministrazione                rappresenti un dovere imprescindibile, da parte di rappresentanze sindacali che si rispettino, nei confronti dei lavoratori, e che chi, rappresentando questi ultimi, ritiene di poter consegnare “definitivamente” in mano alla politica assegnazioni di incarichi, che attengono solo ai curricula, ai titoli, alle professionalità e all’esperienza maturati, deve darne conto a tutti i lavoratori.

                Pertanto, accogliendo la proposta di numerose RSU, di condizionare un’azione comune di impugnativa al TAR all’annullamento immediato di tutte le AP e le PO, ormai scadute, invitiamo la RSU della Regione Basilicata e condividere questa vertenza di legalità.

Al tempo stesso, nell’apprezzare il comunicato di denuncia sull’argomento, emesso martedì 19 gennaio dal Consigliere Leggeri, invitiamo tutti i consiglieri regionali a voler esprimere il proprio dissenso e a chiedere una seduta straordinaria del Consilio Regionale, per dibattere di una questione che non riguarda solo i dipendenti regionali, ma tutti i cittadini lucani, poiché rappresenta una questione “politica” di gestione della cosa pubblica.

 

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